Per mesi il governo è stato accusato, soprattutto dal suo elettorato più identitario, di aver rallentato o attenuato alcune delle promesse fatte in campagna elettorale. Sul controllo dell’immigrazione, sulla difesa dei confini e sulla sicurezza nazionale, molti osservatori dell’area conservatrice hanno parlato di una linea meno incisiva di quanto ci si aspettasse.
Ora qualcosa sembra muoversi.
La decisione di reintrodurre temporaneamente i controlli nei collegamenti con la Spagna e il rinnovato richiamo al modello Albania vengono letti da una parte della destra come il segnale di una correzione di rotta. Secondo questa interpretazione politica, il governo starebbe cercando di recuperare credibilità presso quell’elettorato che chiede misure più rigorose sul contrasto all’immigrazione irregolare.
In questo quadro, alcuni commentatori individuano un elemento determinante: la crescente visibilità di Roberto Vannacci nel dibattito politico. La loro tesi è che la sua capacità di intercettare una parte dell’elettorato più sensibile ai temi dell’identità nazionale, della sicurezza e del controllo delle frontiere abbia aumentato la pressione sul governo affinché assumesse posizioni più nette.
Se questa lettura fosse corretta, la conseguenza sarebbe evidente: non sarebbe Vannacci ad avvicinarsi alle posizioni del governo, ma il governo ad avvicinarsi, almeno su alcuni temi, a istanze che negli ultimi mesi hanno trovato maggiore spazio nel dibattito pubblico.
Naturalmente, Palazzo Chigi presenta queste decisioni come parte di una strategia coerente e legata all’evoluzione della situazione internazionale. Tuttavia, in politica contano anche i tempi. E il fatto che il rafforzamento del messaggio sui confini arrivi in una fase di forte competizione nell’area del centrodestra alimenta inevitabilmente le interpretazioni di chi vede una connessione tra le due dinamiche.
Per una parte dell’elettorato conservatore, il punto non è tanto il cambio di tono quanto il momento in cui arriva. C’è chi sostiene che alcune misure avrebbero dovuto essere adottate molto prima e che il governo abbia reagito solo dopo aver percepito il rischio di perdere consenso verso posizioni considerate più rigorose.
La questione, dunque, va oltre il singolo provvedimento. Riguarda la direzione politica del centrodestra e la competizione interna per la leadership culturale su temi come immigrazione, sicurezza e sovranità. Se l’iniziativa del governo convincerà gli elettori di essere il frutto di una strategia di lungo periodo o verrà percepita come una risposta tardiva alle pressioni del dibattito politico sarà il tempo a dirlo.
Una cosa, però, appare certa: il tema dell’immigrazione continua a essere uno dei principali terreni di confronto della politica italiana. Ed è su questo terreno che si giocherà una parte importante del consenso nei prossimi mesi.